Intervista per Repubblica.it

 

Come nasce l’idea di questo particolare tipo di fotografia?
Nasce da una semplice intuizione avuta nel 2011. Lavoravo come grafico in una nota tipografia a Bagheria e mi dedicavo già da quattro anni con passione alla fotografia paesaggistica nel tempo libero. Mosso dal gusto per la sperimentazione, ricordo che in tre mesi elaborai l’idea che oggi è possibile continuare ad essere un vero fotografo, scegliendo di compiere dei viaggi virtuali, tramite internet.

Ci spieghi in breve questa tecnica fotografica?
Utilizzo le mappe satellitari di Google Earth come punto di partenza per la mia creatività. Successivamente realizzo uno screenshot.

Nei tuoi scatti colori e texture si fondono dando ai paesaggi un volto sorprendente: come scegli il luogo giusto da fotografare?
Ho sempre avuto una passione innata per la natura e la geografia, il mio percorso formativo ha fatto il resto. Ci sono fotografie che ho realizzato dopo decine di ore di osservazione, ma generalmente nasce prima l’idea del reportage e in questi anni dedicati alla fotografia satellitare ne ho realizzati ben otto.

Nuove tecnologie ed arte: qual è il legame?
Sono un artista e non un critico d’arte, però amo definire il mio lavoro come un ponte che collega il Novecento all’era digitale che sarà… considerando anche che stiamo vivendo nei primi decenni di un nuovo secolo, tutto da inventare!

Una foto alla quale sei particolarmente legato, perché?
E’ molto difficile rispondere a questa domanda, sono davvero tante… una tra queste è “WLP 15 La Sicilia in Polinesia”. Dicono di me che ho una visione universale delle cose, ma l’aver trovato in un atollo polinesiano un isola dalle forme incredibilmente identiche alla mia Sicilia mi entusiasma! Credo nel valore che ci unisce alla nostra terra di origine, anche se infondo, siamo tutti cittadini del mondo, e mi rammarico nel sentire quanto sta accadendo oggi… profughi di guerra che trovano muri alle porte d’Europa, piuttosto che solidarietà.

Oltre a questo lavoro in mostra sta avendo particolarmente risalto anche quello legato alle bandiere, ce ne parli?
Le bandiere satellitari del progetto “All Colors of the World” sono il risultato di un anno di ricerca personale sul tema del “viaggio della vita sulla Terra” e dei popoli che in essa vi abitano. Come dico: “immaginiamo un mondo dove la gente appartiene alla Terra, indifferentemente dallo Stato di nascita. Un mondo dove tutti ci sentiamo fratelli nel condividere la gioia, la diversità, i colori e l’energia della vita”.

Qual è per te la poesia del mondo vista da lassù?
Una poesia di pura bellezza! In un certo senso, anche se attraverso la realtà virtuale di Google Earth, è la stessa emozione descritta dall’astronauta francese Claudie Haigneré: “Vista dallo spazio la Terra appare come un bel pianeta vivo dalle risorse limitate, e il suo strato protettivo, l’atmosfera, sembra così sottile e fragile… comprendiamo allora, a distanza, l’importanza di imparare a vivere in armonia sostenibile con il nostro pianeta.”

Da Repubblica.it, 16 aprile 2016