Arte Satellitare, l’avanguardia fotografica del XXI secolo

 

L’intreccio delle forze dinamiche sulla terra come quello delle forme mutevoli della terra ha da sempre affascinato scienziati e artisti. Le possibilità della fotografia, grazie al computer stanno aumentando. Non soltanto a livello grafico e artistico, intervenendo con diversi programmi di grafica sulla restituzione finale del fotogramma, ma in senso prettamente spaziale e virtuale. Se è possibile scattare fotografie da una certa posizione e/o da una certa distanza, siano queste terrestri o aeree, ha meno senso poter realizzare istantanee per mezzo di punti d’osservazione come i satelliti? Certamente no. Lo Spazio è diventato un luogo privilegiato per osservare il pianeta, le sue strutture, le sue dinamiche e i fenomeni che su di esso intervengono. A tal proposito una delle fotografie più importanti della storia dell’umanità è stata scattata il 7 dicembre 1972. Si tratta della famosa immagine della Terra vista dallo Spazio, ovvero quella della biglia blu isolata nell’universo. Con l’ausilio delle tecnologie satellitari, dalla seconda metà del Novecento la nostra conoscenza basata sull’osservazione della Terra su ampia scala, prima affidata alle fotografie aeree, si è arricchita molto e, di conseguenza, la nostra cultura visuale legata alla percezione del pianeta non poteva restare un contenitore vuoto. Gli strumenti tecnologici hanno fatto progressi, la risoluzione dei sensori si è moltiplicata e le tecniche informatiche si sono affinate. Il pianeta visto dal cielo o dallo Spazio, come ricorda il giornalista e fotografo ambientalista francese Arthus-Bertrand (1999; 2013), provoca lo stesso stupore, perché ci offre, seppure in scala differente, forme geometriche impreviste, costruzioni straordinarie, colori stupefacenti e fantastici, anche se, nel caso dei satelliti, spesso artificiali. Questi corpi satellitari che orbitano intorno al globo, rendono immagini sinottiche di vaste aree della Terra grazie a un’ampia gamma di sensori che ci forniscono informazioni metereologiche, climatologiche, oceanografiche, dati legati all’inquinamento e ai disastri ambientali, nonché affascinanti dispositivi ottici d’avanguardia per la pura e dilettevole osservazione del paesaggio. La Terra vista dallo Spazio attraverso i satelliti, dunque, ci permette di rilevare e vedere ciò che non sarebbe visibile a occhio nudo. Eppure, lo sguardo esplorativo d’avanguardia che mezzi come il satellite ci concedono, se da un lato ci consentono di vedere l’invisibile dall’alto dello Spazio, un po’ come volare, dall’altro ci tengono con i piedi per terra ricordandoci che vedere oltre è vedere anche quello che abbiamo sempre avuto davanti agli occhi. La visione satellitare è un’opportunità che ci aiuta a realizzare un legame più riflessivo e serio in rapporto al nostro stesso ambiente. A ben vedere, probabilmente, la più saggia conquista dello Spazio è proprio la riscoperta del nostro pianeta tramite la sua revisione. Grazie alle nuove tecnologie informatiche e al web, dunque, la visione della Terra e del paesaggio è cambiata. Dai primi anni del Duemila, motori di ricerca come Google Earth e Google Maps hanno favorito nuove prospettive della e sulla Terra, come anche nuove espressioni artistiche relative all’arte e alla fotografia nello specifico. Il connubio tra arte, scienza e tecnologia si fa così sempre più evidente e imprescindibile. La visione satellitare ci permette di cogliere ancora meglio la natura frastagliata e caotica della terra, che mostra dallo Spazio tutta una variegata e incantevole morfologia informe e astratta e, molto spesso, come le fotografie di Serradifalco ci fanno vedere, anche iconica. Se dalla fine dell’Ottocento in poi abbiamo sempre più compreso che il mondo dello spazio è un’opera d’arte, il mondo dallo Spazio non è da meno. Nella creazione di un’opera d’arte deve essere sempre presente qualcosa che stimoli l’interesse, che coinvolga, che induca nuove associazioni. Tali stimoli non possono che derivare in gran parte dall’innovazione, cioè dal confrontarsi della nostra visione con ciò che sembra nuovo, che non si era mai realizzato prima. Questo sembra proprio essere il caso dei satelliti che sono divenuti negli ultimi anni media innovativi e affascinanti per la creazione artistica, della fotografia segnatamente. Tanto che oggi si può parlare a pieno titolo di Arte fotografica satellitare. Lo Spazio satellitare, dunque virtuale, è un incubatore di forme e idee, un ponte fruttuoso tra lo spettatore e lo spazio reale. I satelliti vedono molto meglio di noi, ma sono macchine e non possono riferire il significato di quello che osservano. Noi uomini invece possiamo interpretare le immagini, cogliere i significati e la bellezza che il nostro mondo ci offre. Chilometri e chilometri di terre e mari possono essere ridotti, tradotti e sintetizzati in nuove misure grafiche, grazie agli attuali dispositivi della visione messi a disposizione dalla tecnologia, in favore della realizzazione di cornici fotografiche che restituiscono ampi tratti terrestri in forme che l’artista gestisce liberamente zoomando per ingrandire e avvicinarsi al frammento, o al contrario, ridimensionando per avere una visione più ampia, una prospettiva aerea della prospettiva aerea. La fotografia satellitare è una sperimentazione particolare perché l’immagine raccoglie in sé diversi livelli dello spazio e della sua visione: lo sguardo percorre velocemente migliaia di chilometri nelle linee di un’immagine, sia essa astratta o figurativa, che può essere una catena montuosa, il percorso di un fiume o il confine di una città o più città. Grazie all’uso dei satelliti la Terra ha possibilità di visibilità ulteriori che oltrepassano il confine tra quello che prima era solo immaginabile o irrealizzabile mentre oggi è concretamente possibile grazie alle nuove scoperte scientifiche e alle ultime invenzioni tecnologiche. Il volto della Terra si è espanso. Osservato dallo Spazio da moderni occhi artificiali, il globo si apre a nuove visioni. L’arte non poteva che assimilare queste opportunità visuali. E lo fa restituendoci visioni tecnologiche mediate da occhi umani, d’artista, e da riflessioni che insieme rappresentano la Terra e intanto scrivono una pagina inedita della fotografia.

Testo di Fabiola Di Maggio, 7 marzo 2017